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Un semplice diario di viaggio, per crescere. Passi di un cammino che vuole felicità e salvezza.

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sabato 1 maggio 2010

Per il buon lavoro

Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare».
Gli dissero: «Veniamo anche noi con te».
Allora uscirono e salirono sulla barca;
ma in quella notte non presero nulla.
Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva,
ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.
Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?».
Gli risposero: «No».
Allora disse loro:
«Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».
La gettarono e non potevano più tirarla su
per la gran quantità di pesci.
Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro:
«È il Signore!».

(Gv 21, 3-6)

***

Senza Te o con Te, tutto cambia!

***

3 commenti:

red ha detto...

senza te o con te...

riconosco che la prospettiva cambia, persino quando, nonostante Lui, tutto ci causa dolore.
Il dolore acquista un senso, quasi una necessità.
Ciò che fa la differenza allora non è più Lui, il fatto che ci sia o meno, ma la prospettiva.
Ancora una volta è il punto di vista che determina il bene e il male, fino a quando manca non c'è bene e non c'è male.

Manca Qualcuno che ora, in questo momento, ci indichi dove gettare la rete.

La chiesa, per me, non è la via.
La chiesa indica il bene e indica il male. Ma quei due non esistono.

ps
per me..

tuo red

piccolo-uomo ha detto...

Ciao red...

Hai ragione. Però...
Ciò che percepiamo, la prospettiva, cambia da dove ci poniamo a guardare il mondo. Non cambia l'oggetto osservato. Possono esistere punti privilegiati d'osservazione, dai quali cioè riusciamo, pur nella parzialità dei nostri sensi, a cogliere l'essenzialità dell'oggetto. Ma possono esistere anche punti svantaggiati, che ci mostrano solo miraggi.

La possibilità di cambiare prospettiva fa parte della nostra umana libertà. Il punto cruciale, quindi, è che noi possiamo cambiarlo. Questo è un bene, ma anche una grande responsabilità che abbiamo nei confronti di noi stessi.

Un saluto

red ha detto...

questo che dici è interessante ma implica ancora una volta che l'atteggiamento o posizione che assumiamo dipende solo marginalmente dall'oggetto osservato e massimamente dal nostro personale osservare. Come girarsi un sasso tra le mani scoprendo che una certa angolazione ci appaga più di un'altra e scoprendo al tempo stesso che il nostro senso estetico non coincide con quello del nostro prossimo. Un modo complicato di dire che ciò che amiamo non dipende dall'amato ma da noi che lo amiamo.

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