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Un semplice diario di viaggio, per crescere. Passi di un cammino che vuole felicità e salvezza.

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giovedì 8 maggio 2008

Nontiscordardime

L'unica nonna che ho conosciuto in vita ci ha lasciati ormai più di due anni fa. Abbiamo sempre considerato la nostra famiglia al completo solo se c'era anche lei, in ogni cosa fatta, in ogni esperienza vissuta. Sempre insieme, vacanze e feste, non c'era giorno senza almeno una visita: abitudine naturale, quella di passare dalla nonna, proprio come fare colazione la mattina o bere un caffè dopo pranzo...
Inevitabile sentirne la mancanza.

Ho ancora impressa come su una pellicola l'usuale recita che spesso precedeva la consueta uscita domenicale, il cui copione, con eventuali variazioni, era più o meno questo:

piccolo-uomo e/o sorella: "Dai, nonna, vieni anche tu..."
nonna Lina: "Lasüm-sta'!" - Lasciami stare! -
Lunga opera di convincimento forzato, con tecniche sleali del tipo ricatti affettivi e quant'altro. Poi, una volta mostrato qualche segno di cedimento...
piccolo-uomo e/o sorella: "Dai, nonna, sbrigati ché la mamma e il papà ci stanno aspettando..."
nonna Lina: "Speta-'n-minüt!" - Aspetta un minuto! -
Segue, ripetuta con magistrali pause teatrali, una litania del sistema duale "Lasüm-sta' + Speta-'n-minüt" con verdetto finale, solennemente in italiano.
nonna Lina:"Che stufa che sono!"

Ovviamente, verso la fine della gitarella familiare (in realtà ci metteva molto meno), si riconciliava ufficialmente con noi e con tutto il Creato sentenziando:
nonna Lina: "Dio, che bel che è sta'! Grazie...".

Che pigra mia nonna... E che testa dura! Se una cosa proprio non le andava, non c'era verso. A volte dico alla mia dolcissima Lei che le somiglia tanto, proprio tanto...
(Qui mi aspetto inevitabili epiteti di protesta da parte dell'interessata.)
Tuttavia era mia nonna per prima che si immedesimava in Lei, per via di vicissitudini familiari, e alle sue visite Le raccomandava anche di volermi bene (ma non ce n'era davvero bisogno).

Gli ultimi sei mesi ha vissuto, mia nonna, con una gran fatica di vivere.
Non riusciva più a camminare da sola. Scherzavo: "La nonnetta...", e lei "...La va in bicicletta!". La domenica prima di morire, in ospedale, era particolarmente ben disposta, così l'ho convinta e aiutata a pettinarsi per bene, a rimettersi gli occhiali come se fosse a casa e ad aspettare sulla poltrona mia madre, così ben sistemata. Vistasi a quel modo mi ha detto, ed è stata l'ultima volta, "Ti voglio bene", con la solita lacrimuccia all'angolo degli occhi. Per mia madre credo sia stato un gran bel regalo trovarla così. Mi rammarico ancora tantissimo di non aver potuto combinare, quel pomeriggio, anche una visita con la mia dolcissima Lei. Ogni giorno di quegli ultimi mesi era un peso per lei, eppure pregava, come ha sempre fatto, e pregava tanto, soprattutto la Madonna, d'ogni razza e santuario.
Vedi, nonna, che hai ancora molto da insegnarmi?

Devo ancora imparare l'umiltà della preghiera costante, delle richeste e delle lodi ripetute, quotidiane. La ripetizione delle parole, seppur altrui, aiuta a farle vere e proprie, ma io fatico ad apprezzarla: quando raramente prego volo col mio pensiero in ampie volute, ogni volta diverse e sempre più in alto, ma anche sempre più lontano dalla mia vita e dalla terra che la nutre. Così a me piace, ma a Lui? Non preferirebbe forse umili visite quotidiane piuttosto di rare apparizioni presuntuose o pretenziose con discorsi altisonanti? Tante volte, soprattutto da ragazzino, abbiamo recitato tutti insieme il Rosario, soprattutto durante i viaggi in macchina, ma forse di rado ho colto da esso il meglio - il profumo delle sue rose! - concedendo più spesso tutto il mio sentire alla fatica del ripetere - le spine! - e perciò lasciando che la mia mente abbandonasse alla bocca tutto il lavoro per volare verso altre più appaganti destinazioni. Proprio questa sera si ferma nel nostro piazzale la recita itinerante del Rosario parrocchiale. Bisogna impegnarsi, piccolo-uomo: questo fallo bene, da cima a fondo!

Vado raramente al cimitero, molto meno di quanto mi sarei aspettato.
Questo è sbagliato.
A mia nonna piacevano i fiorellini di campo, e tra i suoi preferiti c'erano i nontiscordardime.
Adesso che è morta questo fatto è un messaggio per me.
Aiutami, nonna, a pregare come facevi tu.
Mi impegnerò con la preghiera a visitarLo quotidianamente, come facevo con te,
anzi sarà come farlo nuovamente, perché così ti ricorderò.



Voglio metterti in bocca, cara nonna, queste parole:
Non dimenticarti delle persone che ti vogliono bene oggi,
che ti hanno amato ieri e che lo faranno domani.
Ricordati anche di quelli che tu ami.
Non dimenticarti di nessuno,
neanche di te stesso.
E di Dio: non dimenticarti...
Mi servano come promemoria del giusto e del bene che io sono chiamato a fare.

***

3 commenti:

Mario ha detto...

Ciao piccolo-uomo, ho appena scoperto questo tuo angolo di riflessione e ho letto con interesse questo tuo post sulla nonna. Che dire, tutti quelli che incorciano la nostra vita ci lasciano qualcosa e tu hai interpretato alla grande quello che voleva dirti Lui attraverso di lei. Certo, non è facile lasciarsi andare a quello che hai scritto, personalmente incontro lo stesso tipo di fatica: "Queste cose banali sono tutti in grado di dirle, io voglio dirti qualcosa di speciale". E non ci accorgiamo di quanto siano apprezzate le cose semplici. Forse, dovrei applicare questo tipo di ragionamento anche ad altri aspetti della vita...

piccolo-uomo ha detto...

Ciao Mario...
A quanto pare mi hai battuto sul tempo nella "scoperta" (ho appena commentato anch'io sul tuo...) :D

Quello che volevo fare qui, su Piccolo - Uomo, è per certi versi riscoprire proprio i piccoli, semplici passi che possono rendere migliore la mia vita... Gli ingredienti le persone fortunate come me e te ce li hanno tutti, ma finora ho fatto molta fatica a metterli insieme per cucinare qualche piatto!
Sete di radicalità.

Grazie del commento.
A te buon viaggio e a presto!

diggiu ha detto...

Non ho parole!
Quanto sono importanti le nostre nonne. Anche io non vado spesso a trovare nonna,
mamma e babbo al cimitero. E' un posto di "gusci" vuoti. Quando sono un po' giù,
allora vado. Sembra che mi chiamino. Li ho tutti dentro il mio cuore e in ogni
momento il loro ricordo mi aiuta a vivere. Di mia nonna parlo sempre e ovunque.
E' il mio modo di ricordarla e di dirle:Ti voglio bene! E' una bella testimonianza
per me, ricordarla! Lei era l'Umiltà fatta persona. Non si esponeva mai per prima,
pur essendo una donna tosta.
L'amore non finisce mai e il filo non è spezzato. Loro sono con noi ,
dolo dall'altro lato del cammino.
Grazie piccolo uomo per aver consiviso con noi questo ricordo.
diggiu

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