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Un semplice diario di viaggio, per crescere. Passi di un cammino che vuole felicità e salvezza.

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lunedì 26 gennaio 2009

Lurker Maria

Vengo a conoscenza di questo termine gergale di Internet solamente oggi.

Ritengo giusto il metodo di relazione adottato da quelli che prima ascoltano l'altro, senza sentenziare, poi meditano ed eventualmente parlano. Questo atteggiamento è proprio della mitezza: ma essere miti non significa rinunciare a dire il proprio pensiero o a testimoniare la verità. Questa qualità certamente non è una propensione naturale dell'essere umano; la sento lontana anche dal mio carattere e dal mio comportamento abituale, ma voglio impararla e farla mia.

Osservare e pensare: così vorrei fare per tutto quello che mi capita, non solo nei rapporti umani, sapendo che a volte non capisco subito gli eventi che scorrono davanti ai miei occhi. Come Maria, che alla visita inaspettata dei pastori «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19) e dopo le strane giustificazioni di Gesù, "perso" nel tempio senza avvisare, «ritornò a Nazareth serbando tutto questo nel suo cuore» (Lc 2, 51).

Maria: la prima lurker della Storia?

Annunciata
Antonello da Messina
- particolare del volto -



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giovedì 15 gennaio 2009

Compito 1/7 - Frossard

Prima risposta al punto n. 4 di questo post, ma in parte avevo già fatto alcune considerazioni qui.

Di André Frossard (1915-1999) avevo già letto in rete; poi un vago ricordo mi ha spinto a cercare nelle librerie di casa, dove ho trovato proprio la sua testimonianza nel libretto "Dio esiste. Io l'ho incontrato", edizione SEI del 1969, in possesso dei miei genitori. L'ho letto circa un mese fa. L'esperienza dell'autore è senz'altro sorprendente, come un fiore che germoglia sulla roccia: un'improvvisa, inaspettata e intensa nascita alla fede, come la luce avvolgente che precipitò Saulo sulla via di Damasco.

Conversione di San Paolo
Michelangelo Merisi da Caravaggio


Mi ha però colpito di più l'altra conversione, nascosta e meno eclatante, raccontata nelle stesse pagine:

«Solo uno dei colleghi si dimostrava avido di conoscere il contenuto delle nostre conversazioni, delle nostre risate, dei nostri parlottii. Tanto per attizzare di più la sua curiosità, gli rispondevamo con un tono tra il serio ed il compiacente che parlavamo di questo e di quello, in sostanza di cose che non poteva capire perché non era né battezzato, né credente, né desideroso di esserlo. Poi, visto che protestava con forza la sua buona volontà, gli demmo per consegna, se voleva veramente la fede, di andarla a cercare nella chiesa di Saint-Nicolas-des-Champs, dove non avrebbe mancato di trovarla. Gli sarebbe bastato, allo scopo, di assistere tutte le mattine, per un mese, alla messa delle sei: gli garantivamo il risultato. È bene che ricordi che eravamo molto giovani; e non ho bisogno di precisare che non dubitavamo di niente. Il nostro collega seguì scrupolosamente le istruzioni. Ogni mattino andava a messa. "Allora?" gli chiedevamo quando arrivava al giornale. "Niente", rispondeva sconsolato. Niente dopo quindici giorni, niente dopo tre settimane. Cominciavamo ad essere segretamente inquieti. Passato il mese giorno dopo giorno, eravamo in preda all'angoscia. Aveva trovato o no la fede imprudentemente promessa? No, ci disse con una smorfia che faceva paura. Non poteva fare a meno di constatare che continuava ad essere fuori dalla fede, malgrado le assicurazioni e la nostra certezza. Eravamo costernati. Ma quale fu la nostra sorpresa, l'indomani, quando venimmo a sapere che il nostro energumeno - così veniva chiamato, allora, il catecumeno - era andato ancora una volta in chiesa! Non aveva la fede, ma non poteva più fare a meno della messa, tanto e così bene che finì per diventare cristiano nel modo meno comune che esista: per desiderio e testardaggine. Alla sua ora, non alla nostra. La sua ostinazione gli valse una fede meravigliosamente fresca, e l'abitudine di procedere per gradi al divino. Aveva il nome d'un pesciolino. Ed è sempre nella rete.»

Si dice che la fede sia un dono. Certamente lo è nel senso di una cosa grande e meravigliosa che porta speranza e felicità. Ma l'uomo può scegliere di credere. Ognuno può darsi la fede se lo vuole veramente. Non si tratta di una conversione una tantum, ma di una tensione continua e costante. Questo è il dono di Dio: ha rinunciato al suo potere di salvezza lasciandoci la possibilità e la libertà di procurarci la vita eterna¹. Quale Amore più grande?

(1) Qualche indizio sul come si può intuire qui (S. Agostino, Comm. al Vangelo di Giovanni 49, 15).

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giovedì 25 dicembre 2008

Aspettando Natale... E la nostra waka

... pianta il tuo seme,
spargilo al vento,
tu puoi morire ma la forza della vita resta,
il flusso delle correnti ti aiuterà,
o viaggiatore ...


(Antica poesia Maori)

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Un piccolo uomo si prepara per un viaggio di sola andata. Per lui comincia una nuova avventura. Ha deciso che non può più rimandare: l'età giusta sta per passare, anzi: forse ha aspettato troppo. Parte perché non può più stare sull'atollo dove è nato. Sia chiaro che si trova benissimo: con poco sforzo ha da mangiare e da bere ogni giorno, ogni genere di comodità e servizio, perché è molto amato dagli altri isolani. Cosa gli manca? Quel che gli serve per diventare grande. Ad un altro uomo basterebbe entrare nel Gran Consiglio dell'Isola, oppure attraversare a nuoto la baia e stabilirsi sull'altro lato dell'atollo, solo e indipendente, separato da due canali, ma in fondo sempre parte della stessa isola. Il piccolo uomo sente di dover portare il bene che ha imparato su un'altra terra, di avere i mezzi per farlo, i quali necessitano però di libertà e responsabilità. Intanto il sole è già alto nel cielo, spira una brezza calda e decisa, nessuna nuvola all'orizzonte. Il popolo Maori sa bene che le nubi si fermano più facilmente sopra la terra ferma, perciò il piccolo uomo capisce che se c'è un'altra isola adatta a lui questa è sicuramente molto lontana, difficile da raggiungere, oltre i pericoli nell'immensità dell'oceano con le sue bonacce e tempeste. Il vento lo spinge sempre più forte verso la spiaggia, i raggi solari insistono sulle sue membra scaldandogli i muscoli. È giunta l'ora. Indeciso, turbato e tremante si dice "Ce la farò!". Lentamente ma senza fermarsi sale sulla sua waka. Dopo qualche minuto l'imbarcazione è già avviata al largo dell'atollo. Dall'altro lato sta Lei, dolcissima e bellissima. Senza non sarebbe mai partito. Hanno costruito e armato insieme la barca con il legno robusto della loro terra, grazie anche ai generosi consigli della loro comunità e agli esempi dei saggi del villaggio; all'esterno essa è ricoperta di bassorilievi incisi che mostrano le conoscenze a loro più preziose e sacre. La waka li sorreggerà sull'oceano, li porterà dove loro vorranno, darà il nome alle nuova terra del mare che colonizzeranno e alla sua tribù. Ma il viaggio vero, il battesimo del mare aperto oltre l'ultimo scoglio, deve ancora cominciare.

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Voglia d'avventura?

È qualche settimana che nei momenti di pausa utilizzo Google maps per visitare il nostro bellissimo mondo. In particolare mi piacciono le isole. Mi affascinano i mondi lontani, nuovi, diversi e separati, in cui ci sono storie di vita o addirittura tutto un sistema in qualche modo autonomo. Attu, che ha visto gli orrori della seconda guerra mondiale (1, 2, 3 e 4), la Piccola Diomede, da cui si può "vedere il domani", Kerguelen, dove si studia, L'isola di San Lorenzo, con le due comunità di Gambell e Savoonga, Más a Tierra, ovvero l'isola di Robinson Crusoe, la minuscola Pitcairn, dove si fermarono gli ammutinati del Bounty, Spitsbergen, la maggiore delle glaciali Svalbard, le più famose Sant'Elena, Falkland, São Tomé e Príncipe, Capo Verde, Hawaii, Rapa Nui, fino anche all'Islanda e alla Nuova Zelanda (di isole da guardare ce ne sarebbero un mare). Chi mi conosce sa quanto io sia sognatore.

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La cosa dell'uomo più divina

Lunedì sera guardavamo il bel film The family man. Quello che tiene insieme una famiglia è l'amarsi, e l'Amore vero viene da Dio. Per questo l'unione tra Lei e Lui è la cosa più sacra per l'essere umano. Nella famiglia può avvenire l'atto umano più vicino alle opere di Dio: la pro-creazione sta alla Creazione, il supremo atto d'Amore, così come l'uomo sta al Creatore. Lui è la fonte; l'uomo, Sua immagine, il riflesso. Dio non giocherà forse a dadi, ma comunque ha rischiato molto, tutti i suoi progetti, affidandosi al "Sì"di una ragazza in un villaggio sperduto della Terra. L'Amore tra Dio e l'umanità è fondato sulla libertà di quest'ultima. Prima del tempo Egli ha voluto liberamente creare il mondo, "ha detto sì" ha affermato la sua volontà; così, permettendo a Maria e a tutti gli uomini di essere liberi, ha confermato di averci creati a sua somiglianza. Così l'Amore tra il Creatore e la creatura si è incarnato in un Figlio, Gesù bambino: Egli è la realizzazione di questo Amore. Perciò è giusto e bello che ogni uomo, come essere vivente e figlio, sia molteplicemente frutto dell'Amore di Dio Padre, perché creato e generato nella sua famiglia.

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Qual è il significato per me di questo Natale?

Rifletto sulla Sacra Famiglia.
È l'ultimo che passo nella mia di origine.
Già sono proiettato verso la mia futura.

Penso ai miei genitori e a mia sorella: ho il cuore pieno di gratitudine verso Dio per avermi concesso di crescere tra persone così straordinarie. Mi dispiace di essermi lasciato dietro molte mancanze e delusioni.

Penso a Lei: ho il cuore pieno di gioia e speranza per il nostro futuro di famiglia insieme. Spero di essere capace di prevenire gli errori o almeno di mettervi rimedio.

Sulla mio lato della nostra waka ho inciso tante, tantissime cose belle e importanti che mi sono state insegnate dalla mia famiglia, l'isola da cui parto. Ci proteggeranno, portandoci lontano. Grazie.

E Tu, mia dolcissima Lei, non lasciarmi andare alla deriva, resta sempre con me, aiutandomi a mantenere la rotta. Altrimenti andrò sicuramente a fondo, senza di Te...

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È il Natale di Cristo Signore.
Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini, che Egli ama!

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